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Il mio superpotere è la gentilezza





Oggi vi racconto questo viaggio che ho avuto la fortuna di fare durante l’estate del 2019.


A metà giugno nel coworking dove lavoravo, mi viene a trovare Roberta, l’editor di Dalia Edizioni. Parlando mi propone di scrivere e illustrare un libro per prime letture.

L’idea è di riportare in luce parole ormai desuete sia nell’utilizzo sia nei fatti.

Esce la parola gentilezza.

Da quella chiacchierata parte il progetto durato tre mesi.

E’ stata un’estate folle, calda, piena di colori e ovviamente di ansia.

Era il primo progetto tutto mio, commissionato da una casa editrice, con un vero contratto e soprattutto con una scadenza e quando sorridi e dici “si!” poi il lavoro va portato a termine a costo di andare al pronto soccorso una settimana prima della consegna per una contrattura muscolare che non ti fa respirare e ne esci felice perché il miorilassante ha fatto un effetto meraviglioso.


Gentilezza.

Da dove parto?

Inizio a fare sondaggi in giro, escono fuori definizioni bellissime nella loro semplicità e quella che preferisco è di un amico che in un messaggio mi scrive: “In fondo la gentilezza è una forma di affetto che si ha verso anche chi non si conosce. E’ il brodo primordiale dei sentimenti”.


Il mio superpotere è la gentilezza, è la storia di Mattia e nonno Renato amanti della natura che ogni domenica vanno al parco tenendosi per mano.

Intorno a loro la città si fa però via via più grigia. Un giorno, l’ultimo fiore del parco viene calpestato da un bambino che nemmeno se ne accorge, nell’indifferenza generale.

I due dovranno rassegnarsi alla fine di tutte le cose belle?

Un viaggio alla ricerca del significato della parola “gentilezza” porterà Mattia a trovare il suo superpotere e a scoprire il segreto per far nascere qualcosa di sorprendente dal fiore calpestato, qualcosa che renderà migliore il mondo di tutti.


Ho scritto questa storia con l’idea di voler ringraziare le persone che hanno lasciato traccia.

In questo libro c'è tanto di me. C'è il passato, il presente e il futuro.

Nonno Renato è davvero esistito, me l'hanno raccontato nelle notti d’inverno davanti ad una stufa. Non ho avuto la fortuna di conoscerlo ma ha cambiato il modo in cui cammino quando sono in montagna. C’è il gatto che mi fa compagnia da dieci anni.

C’è il manifesto di Folon che i miei tenevano in casa e in fondo c’è il sogno di una famiglia.

Ne parlo oggi perché ne sento il bisogno.

Ho avuto voglia di pensare che questi mesi di quarantena potessero essere un momento per riflettere, per osservare la vita, l'intimità dei respiri, affrontare un tempo diverso e dilatato, l’obbligo di un arresto e quindi di scrivere nuove abitudini.

Invece mi pare di capire che sono stati semplicemente mesi di attesa per poi dimenticare. C'è tanta rabbia, insicurezza, disorientamento e paura ma quanto sarebbe più costruttivo scovare un sorriso dietro la mascherina? Tornare a guardarci negli occhi e saperli leggere? Piangere insieme, chiedere aiuto, avere comprensione, abbassare le frequenze, avere un minimo di empatia...Perchè non provarci?


Poiché la situazione diventa sempre più caotica, sommersa dalla plastica di ogni tipo e da nervosismi vari, allego la ricetta per costruire in casa il Barattolo della gentilezza.


Può essere somministrata tutti i giorni. L’unico effetto collaterale è quello di stare meglio facendo un gesto gentile verso se stessi e gli altri.


Buon fine settimana,


Giulia




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