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opere

Una ricerca intima

A PIEDI NUDI

Una poesia scritta e illustrata a inizio 2024.

Chiede dove stiamo andando e come, chiede quanto effettivamente il nostro essere al mondo in questo modo abbia senso.

Il timore di esserci dimenticati che vivendo si lascia traccia alle generazioni future e dimenticandolo, rischiare di lasciare eredità distruttive.

Provare a fermarsi, a stabilire un contatto con la terra, stabilire parentele altre e sentirsi nel mezzo, non sopra.

Se solo ci fermassimo per un po'.

Non so quanto duri un po'. 

Ma un po'.

Fermi! Fermo tutto! Tutto tutto.

 

Cosa sentiremmo?

Quali voci?

Chi ci verrebbe a trovare nel silenzio?

Che giro farebbe il dolore?

La gioia credo arriverebbe dopo, 

per sentirla dovremmo stare fermi ancora in po'.

Non so quanto duri un po'.

 

Se solo ci specchiassimo,

nelle nuvole, nelle chiome,

nelle radici, nel mare.

Se solo pensassimo di non essere sopra,

ma in mezzo.

Chissà quale posto abiterebbe il nostro ego.

Forse le ferite sarebbero più dolci,

Forse ce ne sarebbero meno.

 

E tu davvero ti senti migliore del tuo vicino?

Migliore di un albero, di un sasso, 

di un fiore? Siamo sicuri? 

E poi questi gomiti,

sempre in mezzo a scalpitare a chiedere attenzioni, a cercare i posti migliori, 

a non lasciare spazio.

E pensare che ce ne sarebbe tanto se solo non contassimo le file.

 

Se solo ci tenessimo per il polpastrello.

Non per mano, per polpastrello.

Quanta delicatezza.

 

Allenare la percezione, 

sentire come un insetto, annusare selvaticamente.

Imparare dai bambini, dagli animali, smontare le gabbie, mandarle al macero.

Noi siamo per chi sarà dopo.

È un fatto importante. 

 

Fermiamoci un po'.

A piedi nudi, la terra.




18 fogli formato 21 x 14,85 cm (misura complessiva 100 x 70)
Carta 350 gr. carta velina, giornale

unica te

Un lavoro seriale fatto da 6 tomboli, stoffa, filo, china e la poesia di
Chandra Livia Candiani presa dalla raccolta "La domanda della sete" 2016-2020 edita Einaudi.

Pensato a posta per il Festival della Sociologia svolto dal 6 al 15 ottobre 2023 presso l'auditorium San Domenico di Narni.
Il tema centrale era la maschera, il volto e la costruzione dell'altro.

La poesia di Chandra Livia Candiani (che mi ricorda di tornare a casa)

Dove ti sei perduta
da quale dove non torni,
assediata
bruci senza origine.
Questo fuoco
deve trovare le sue parole
pronunciare condizioni
di smarrimento dire:
«Sei l'unica me che ho
torna a casa».

eravamo noi

Una ricerca che traduce il dolore di un mondo che sta scomparendo. Narrazioni di lacrime e della bocca serrata.

Un sasso che avremmo dovuto scagliare alla generazione passata, un sasso che dovrebbero scagliare contro di noi.

Dei fiammiferi che sono foreste bruciate, la carbonella che parla di terra arsa, il canovaccio segnato dal sangue degli allevamenti intensivi, un cimitero con 160 croci per le 160 specie estinte negli ultimi 10 anni, le case bruciate dalla guerra, i corpi dei morti in mare e lo stesso mare cimitero. Mare devastato, dimenticato.

Dimensione 40 x 70  

Lino, porfido, fiammiferi, china, inchiostro rosso, filo, carta, garza

Pertugio - gualtieri

Questa ricerca si appoggiata alla poesia di Mariangela Gualtieri, “Questo lo giuro”.

Alcuni suoi passaggi sentendoli come un inno al “nonostante tutto” ho deciso di trasformarli in paesaggi, usando la garza, il tessuto tinto, cucendo fiori secchi, ricamando la neve, unendo due mani, lasciando spazio e aria.



Dimensione telaio singolo 10 x 100  -  Dimensione totale: 150 x 100
Telaio di balsa, garza, stoffa tinta con tintura naturale, china, fiori secchi, foglie, fiori di carta cotone ricamati, rami

pertugio - montale

“Riviere” di Eugenio Montale è realizzato su dei passepartout pensati come delle finestre, dalle quali, affacciandomi, posso osservare dentro.

Da questa ricerca nascono i fiori di carta ricamati, diventati ormai compagni inseparabili.

Sempre presente è la carta cotone, la china, la macchina per cucire e il filo di rame.

Altro elemento necessario è il vuoto che tratto e immagino come fosse un colore.

A volte mi piace immaginare di essere pendula da un ciglione sopra il delirio del mare,

oscillare insieme alla vertigine, tra un’ispirazione e un’espirazione, vivere dentro gli occhi di chi sente ancor prima di riconoscere le forme.

Evanescente, indefinibile, sfuggente, essere stagione.




Supporto Passepartout dimensioni: 24 cm x 18 cm
Carta cotone, filo di rame, garza, china nera, fili di cotone 

“Se tutte le stelle del mondo a un certo momento venissero giù”

Dell’abbondanza assassina che schiaccia a terra.

Della necessità di ricostruire in mezzo alle nostre macerie.



Installazione: Cornice in ceramica, rami, porcellana, fiori secchi, china

30 x 30 x 15

Ceccarani Giulia_Se tutte le stelle del mondo_2023_01_04.JPG
Ceccarani Giulia_Se tutte le stelle del mondo_2023_02.JPG
Ceccarani Giulia_Se tutte le stelle del mondo_2023_03.JPG

per un pezzo di pane

Isso la luna, stendo le stelle, tengo in mano un pezzo di pane.

Non ho più nulla, mi hanno portato via i ricordi.

La mollica, il dolore e questo spazio immenso saranno le mie coperte.


Installazione: Cornice in ceramica, rami, rame, porcellana, stoffa, china, legno
30 x 30 x 15

naufragare

Di quel cimitero vasto e profondo che è il mare, del dolore perpetuo come le sue onde. 
Della nostra dimenticanza, distanza dal mondo, dell'abitudine a non guardare più niente.
Della nostra incapacità a prenderci almeno la responsabilità della presa di coscienza.



Installazione 
- Cornice in ceramica, rami, garza tinta
30 x 30 x 15 
 

home where once there were trees

Sul concetto di casa
 

In questo tempo così difficile, ogni volta che un albero sparisce, se ne va un pezzo di mondo, un pezzo di noi, un pezzo di casa.
Questa è l’immagine di ciò che siamo.





Installazione - Cornice in ceramica, fiammifero, rami, infinita tristezza
30 x 30 x 15

Lì 

Esattamente , nello spazio che intercorre tra noi e l'altro, tra noi e la difficoltà nel riconoscersi al di là dell'altro.
Il tormento di riuscire ad amarsi senza bisogno di altro, il tormento del non corrisposto, il tormento della lontananza, il tormento della vicinanza
che quando c'è rischia di essere troppo, il tormento di lasciare all'altro troppo spazio e potere con la possibilità di distruggerci.
Il bisogno di definire il confine, la prossemica, lo spazio. A volte siamo un ramo, altre un macigno.
E per trovare equilibrio e mantenere proprio quel punto, dovremmo riconoscere la nostra forma e rispettare quello spazio per amore.


Installazione 
- Cornice in ceramica, pietra, filo e ramo
30 x 30 x 15