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Il giorno delle tre foglie di ginkgo




1 gennaio


È il terzo anno che la mattina del primo gennaio vado a raccogliere tre foglie di ginkgo nel parco vicino casa. È il parco più piccolo del quartiere.

C’è un campo da gioco circondato da panchine e alberi e nella parte d'ingresso c’è un’altalena, uno scivolo e un girotondo.


Quello che mi piace di questo parco è la presenza di due giovani ginkgo biloba.

Sembrano i guardiani del luogo o meglio, mi piace immaginarli così. 


Sono arrivata prima di pranzo, non c’era nessuno. Ho attraversato il campo desolato e mi sono ricordata di Parc de Bastions a Ginevra. Entrando da Place Neuve, quel giorno di luglio, ho trovato tante persone che giocavano con scacchi grandissimi e intorno ce ne erano altrettante che osservavano la partita commentando tra loro.


Mi è piaciuto vedere il coinvolgimento generale e sentire il tempo senza grandi scadenze, il compianto tempo libero.

Che senso ha passarlo a guardare qualcosa che non capisci? 

Deve per forza avere un senso?

Un po' come quando cerchi disperatamente di capire a cosa serve qualcosa e non c'è risposta o ce ne sono tantissime. Non è liberatorio?


Mentre portavo avanti le mie riflessioni, abbassando la testa ho trovato la prima foglia da raccogliere.

È stato difficile scegliere le altre due.

Ho preso la seconda ma ho pensato che avesse ancora bisogno di stare adagiata sull’erba circondata dalle altre foglie.

Ne ho scelta un’altra, più aperta, sicura, pronta a stare un po' di tempo con me e la terza le era vicina.

Mi sono inchinata per ringraziare gli alberi e sono tornata a casa.


Le ho stese sul tavolo dell’ingresso per farle asciugare e poi, dopo averle osservate, ho pensato che non c'è niente di meglio che iniziare la mappa che traccerò sulla parete con loro tre.

Il tre è un numero che mi piace, di base mi piacciono i numeri dispari.

I biscotti li mangio sempre a multipli di tre quando non il finisco in una sola volta.

Tre perché io, mamma e papà.

Cinque foglie sarebbero troppe e una troppo sola.

Tre.


E poi il Ginkgo, una pianta antichissima, resiste da 250 milioni di anni.

Che solo a dirlo mi perdo.

Quanta storia e chissà cosa penseranno di noi, specie neonata, che si sente la più importante di tutti. 

Se solo riuscissimo a fare qualche passo lento, chiedere a un sasso come si sente, o semplicemente lasciare che tutto evolva nel miglior modo per chi verrà dopo di noi.

Sulla base di queste continue riflessioni, penso che questi piccoli rituali, che richiedono attenzione, mi insegnano a trovare elementi affini, a ringraziare.


Chiudo questa prima pagina con due domande:


Tu pensi che ogni elemento abbia un’anima?

Hai dei rituali che iniziano il primo giorno del nuovo anno?



Ringraziandoti del tempo dedicato alla lettura, ti auguro buon anno :)


A domani,


Giulia



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