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Il phon

- Mini rubrica sugli oggetti estivi -





Fare la doccia nei bagni comuni del campeggio era un rituale di osservazione e ammirazione.

Partivo con le ciabattine, il bagnoschiuma, il cambio, il phon e mamma.

La prima cosa era quella di ispezionare le docce perché alla presenza di ciocche di capelli sulle piastrelle chiudevo la porta. A volte però, dovevo scendere a compromessi e scegliere il male minore, non sapendo che questo atteggiamento lo avrei ritrovato anni dopo nelle cabine elettorali. Nel secondo caso gran parte delle volte ho simbolicamente continuato a chiudere la porta. Riguardo le docce, ho imparato ad adattarmi.

Pulita e cambiata, mentre inveivo contro il doposole che appiccicava la pelle, arrivava il momento del phon.

Una cosa che mi piaceva tanto era quella di osservare le ragazze più grandi curarsi con un’attenzione sconosciuta. Guardavo le espadrillas con il tacco, i ciclisti attillati super colorati e le prime maglie della onyx.

C’era chi portava il walkman e metteva la musica, chi tirava fuori la piastra per farsi il frisé, chi sparava senza remore il deodorante Bon Bon Malizia inondando il bagno e poi era bello vedere quelle teste piegate in basso e l’aria calda muovere le masse di capelli intervallate dalle treccine con i fili di cotone.

Il phon muoveva emozioni.

In quel bagno si sentiva l’avventura del cuore, le cotte estive che sarebbero sbocciate davanti ai biliardini, ai juke box, al gelato.

Le guardavo estasiata aspettando il momento in cui anch’io avrei potuto e voluto fare la stessa cosa.

Questa urgenza di crescere che oggi mi fa tenerezza, mi fa anche pensare che a volte ci farebbe bene buttare la testa in giù per osservare le cose da un altro punto di vista.



Buon fine settimana,



Giulia

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